Se potessi dire al mondo… di Patricia Cecilia Arevalo Gago

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di Patricia Cecilia Arevalo Gago

A ramengo!

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E come sempre è finita che ogni buon proposito di post e di scrittura è andato a Ramengo – e il compagno di classe, e il mio esperimento col Blob, come sempre quando entra settembre e si ricomincia con un altro giro,  viaggi nisba e chissà per quanto ancora, quest’anno poi peggio che andar di notte, la vedo davvero dura. A suggellare questo momento catastrofico ecco una bella immagine da Halloween che ho rinominato Collegio dei docenti (sottotitolo: Didattica (integrata/disintegrata R.I.P). La notte  ei morti qua si proluga e non se ne vede la fine.

 

Noi usiamo google meet, ma il risultato è parimenti mortifero.

Famosi o famigerati? (Ai posteri…)

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Ecco che anche noi facciamo ingresso trionfale nella lingua inglese, grazie a o a causa di questo Covid-19. Finalmente un italianismo che riesce ad attraversare la Manica e a lasciare la propria impronta nella lingua inglese. Di quale tipo di impronta si tratti, non è importante. Come recita l’adagio: … purché se ne parli! 

Oggi – 12 maggio 2020 –  il Collins Dictionary ha proclamato l’ingresso dei bergamaski (sic) nell’autorevole dizionario britannico della lingua inglese. Disponibile in nella veste di aggettivo o sostantivo: relativo ad abitante di Bergamo: (a walled city in N Italy, in Lombardy. Pop: 113 143 (2001) ). Il fra parentesi – numero di abitanti incluso – è anteriore allo scoppio del virus. Di quale fama quindi si parla? Che cosa ci è valso tanto onore?

 

Per capirlo spingiamoci fra le pagine del collega  Treccani… 
Da FAMA derivano due aggettivi, che potremmo definire cugini:

“fam-igerato” e “fam-oso”, entrambi derivanti dal latino e caratterizzati in origine dal fatto di “godere” di fama buona, cattiva, o di senso ironico.

Esempi: Un’attrice come Nicole Kidman è senza dubbio famosa in senso buono, a differenza di Medea, famosa per la sua spietatezza. Quella cura famosa di cui tutti parlano ma che nessuno ha ancora dimostrato efficace, è di certo una fama ironica e da dimostrare. Similmente famigeratus era anticamente colui che godeva di buona fama. Poi, si sa, anche le parole prendono una cattiva strada, e a furia di imboccare quella cattiva, famigerato ha accumulato più di un record non troppo degno di lode, come i famigerati banditi, certi Premier famigerati, e … certi i virus.
E’ dunque probabile che nel 2001 Bergamo fosse solo famosa per la sua cinta muraria, ma ecco che lo scoppio di un’infezione virale ha aggiunto una sfumatura in più alla sua notorietà.

All’ufficio Immigrazione

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Holiday or Vacation?
Da “Lezioni di Far West”, di SoniaPendola

 

Allo sportello Immigrazione

Quando i migranti del vecchio mondo sbarcavano a Ellis Island una squadra di medici esperti li passava in rassegna, li ispezionava, rivoltava come calzini e poi decideva se erano fitted per il nuovo mondo – adatti o meno alla challenge che li attendeva.
Dopo aver appurato che non portavano con sé malattie infettive, una squadra di addetti li sottoponeva a test logico-matematici, e le domande erano per esempio: quante gambe ha un cavallo? E un cavallo + una capra + una gallina? Oppure gli mettevano davanti giochi a incastro tipo Chicco Prime Sfide per vedere se riuscivano a far combaciare ogni sagoma con la forma giusta. Emanuele Crialese a Venezia 2011 con il suo Terraferma: 213423 - Movieplayer.it
Beato Emanuele Crialese, che la notte si fa dei bellissimi trip, poi va da un produttore, lo convince a dargli i soldi e ci tira fuori dei film che sono una meraviglia. Nuovo Mondo l’ho affittato già tre volte per poterlo guardare insieme al Gringo, avendoci io molto in comune coi protagonisti. Lui però continua a cucinare e rimanda sempre. E’ molto bravo ai fornelli. Mentre rileggo, aggiungo e correggo, è alle prese con una profumatissima pommarola. Nostrana. Coi pomodori dell’orto di casa.

Nel deserto?!

Domanda legittima. Molto più di quelle degli officer di Ellis Island agli emigranti in arrivo dal Vecchio Mondo.

Da allora, secondo me, la prima cosa che ancora stordisce quando sbarchi dall’aereo e passi l’Immigration Office è la scritta STAY IN LINE. Non so i miei studenti, ma a me riesce molto difficile, specie dopo dieci ore di volo incastrati fra un bracciolo e un oblò, peggio se con un pugno di anarchici al culo, invadenti e caciaroni. Ci hai voglia di tutto tranne che di stare in line. Ti viene da romperle le righe, da correre e da saltare in qua e in là, per la gioia di varcare la Golden Door, oltre la quale ti aspetta un bel Fandango, in barba alla striscia gialla che te lo vieta. Gli American Citizens ci sono abituati e seguono da bravi l’officer che li guida a destra, stile Polifemo che conduce il gregge verso la salvezza prima di morire dissanguato all’interno del proprio antro.
Noi alieni a sinistra. A farci fotografare la pupilla, e a consegnare il compito in classe a scelte multiple svolto sull’aereo.

 

Ha mai compiuto genocidio nel periodo compreso fra il 1933 e il 1945? Ha mai stuprato, sventrato, e scotennato un cittadino americano? Ha mai commesso atti impuri? Disobbedito a vigili e genitori? Desiderato la morte di vicini e dirimpettai? Tempo stimato per la compilazione di detto questionario: 7 minuti e 45 secondi. Se avete risposto yes anche a una sola delle domande di cui sopra, siete pregati di contattare un assistente di volo e di costituirvi.

 

Io di solito ci metto il triplo perché appunto non riesco mai a rifiutare di “passare” a qualche connazionale allibito, ma la sufficienza la strappo sempre. E riesco a essere ammessa all’orale. Dove la consegna, all’apparenza semplice, può rivelarsi molto insidiosa. Motivo per cui, quest’anno, onde evitare spiacevoli incontri, ho deciso di volare su Londra, poi tagliare per Philadelphia, confidando che nella città dell’amore fraterno le domande fossero più friendly e meno subdole.

Motivo della Sua visita nel Nuovo Mondo?

Perché io divago sempre. E non do mai retta alle raccomandazioni del mio amore che ogni volta mi mette all’erta: Mi raccomando di’ vacation e non divagare come al solito. Alpitour trasforma le adv in videomaker sulle vacanze 'fai da te' - Travelnostop

A me ‘sta parola mi fa un senso… Se i miei nuovi studenti si azzardano gliela segno con il rosso.

Vacation. Una specie di limbo, un tempo in levare, dove si resta sospesi in una bolla di sapone che rimbalza in qua e in là senza mai arrivare da nessuna parte.
Un tempo privo di sostanza e contenuto.
Un tempo senza tempo.

L’estate del 2006 non ci tenevo davvero a fare la fine della nuvoletta di Schopenhauer (… ) Come i primi pionieri anch’io morivo ora dalla voglia di andare alla ricerca di un nuovo posto nel mondo. Mi sentivo oppressa dall’orizzonte ristretto e angusto del vecchio. Prima la provincia balneare, poi il centro storico di Carrara. E agognavo nuovi orizzonti. Più spazio. Più aria. Più cielo. Agente, le sembra il caso di parlare di vacation? Tutt’al più usiamo il britannico holiday. Giorni lieti e beati Tempo a volontà da santificare con il mio Gringo per recuperare quello perduto. No, decisamente due anni fa io non ero venuta per vacare, semmai per riempire un vuoto, più di quello della capoccia dell’officer del JFK che invece continuava a oscillare imperterrita, esigendo the reason of my visit.

Why are you here, ma’m?

Sia chiaro non sto divagando, sto solo crcando di dare un resoconto cronologicamente preciso dei fatti.