Braccia rubate..?/No comment

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No comment – wikipedia ci informa – è espressione inglese usata da un interlocutore che decida di non pronunciarsi su un dato argomento. Il primo utente ad usarla in modo strategico in questo senso fu Chlarles Ross, segretario dell’ufficio stampa del presidente Truman, nel 1950. In molti paesi anglofoni, inoltre, nella fattispecie Regno Unito e USA, la perifrasi è utilizzata, particolarmente nella cultura popolare, laddove un sospettato o persona indagata desiderasse di esercitare il proprio diritto al silenzio. Esprime dunque la volontà di non commentare.

Aggiungendo una s, tuttavia, la solfa cambia, e da commento non-commento, la frasetta diviene descrizione di una mancanza, l’assenza di commenti.

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Già.
Il mio pezzo sul mio nuovo “passatempo” non ne ha riscontrato manco uno.
Interpellando di persona, a voce, alcuni miei lettori, scopro ahimè che non si capiva il vero senso del mio post. Insomma non sono stata chiara.
devo allora ricorrere a ripari.

 

Framura mon amour

FRAMURA mon amour!

Effetto accodamento

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L’atterraggio a Atene è stato un tantino shakerato, direi in perfetto stile sirtaki, ma le operazioni di sbarco all’Eleftherios Venizelos sono filate lisce, personale paziente, cortese, rilassato. Compensava con l’aeroporto di Pisa che aveva smorzato il mio entusiasmo accumulato nelle ore precedenti, dopo 18 mesi di permanenza on the ground la voglia di decollare e evadere dalla realtà insalubre italiana era incontenibile, ma subito all’ingresso scattava il déja vu:

La prima cosa che stordisce quando sbarchi negli US dall’aereo e passi l’Immigration Office è la scritta STAY IN LINE. A me è sempre risultata difficile come operazione, specie dopo dieci ore di volo incastrati fra un bracciolo e un oblò. Ci hai voglia di tutto tranne che di stare in line. Ti viene da romperle le righe, da correre e da saltare in qua e in là, per la gioia di varcare la Golden Door, oltre la quale magari ti aspettava un bel Gringo, in barba alla striscia gialla che te lo vieta. Gli American Citizens invece ci sono abituati e seguono da bravi l’officer che li guida a destra, stile Polifemo che conduce il gregge verso la salvezza prima di morire dissanguato all’interno del proprio antro. Noi alieni a sinistra. A farci fotografare la pupilla, e a consegnare il compito in classe a scelte multiple svolto sull’aereo. Ha mai compiuto genocidio nel periodo compreso fra il 1933 e il 1945? Ha mai stuprato, sventrato, e scotennato un cittadino americano? Ha mai commesso atti impuri? Disobbedito a vigili e genitori? Desiderato la morte di vicini e dirimpettai?
Tempo stimato per la compilazione di detto questionario: 7 minuti e 45 secondi.
(Chissà nell’era post Covid quale diavoleria lessicale si inventeranno).

(Da Lezioni di far West di S. Pendola, acquistabile online 😉

Ebbene, anche all’aeroporto di Pisa è arrivato Polifemo che guida il gregge.
Un tizio all’ingresso del terminal B si sbraccia e esorta anche i passeggeri del terminal A a varcare la soglia di un macchinario che ti scruta a fondo, dentro e fuori, vieni vieni avanti, quindi i cartelli ti esortano ad accodarti, Signora, non lo sa? C’è una pandemia in corso.

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Mi sembra che certa gente ultimamente, specie chi lavora in luoghi pubblici (metti, a scuola), si riappropri di un suo senso perduto nel pronunciare certe parole (ed esibire certi gesti), riconquistando così una sorta di ruolo per mezzo del quale si sente garante (e garantita) di un ordine incontrovertibile e proveniente dall’alto, che in quanto tale la assimila automaticamente e un po’ la immunizza.
Se son qui che dalla mattina alla sera sparo con una pistola termo-rivelatrice in testa al mio prossimo, vorrai mica che poi la febbre mi viene a me? Va bene la legge di Murphy, ma un briciolo di immunità me la guadagno. O quei cinque minuti di gloria che spettano un po’ a tutti nella vita.
Signora non lo sa?
Che cosa?
Che è in corso una pandemia.
Motivo valido per ammassare e incanalare le persone attraverso un unico passaggio. Di quattro porte, usiamone una sola.

Siccome ero un briciolino in anticipo, cercavo l’uscita per andare al bar a ri-fare colazione, e con me un signore che voleva fumare, ma il bel caffè dell’aeroporto era chiuso da saracinesche e per accedervi bisognava tornare indietro alla … prima… seconda… terza… fino in fondo al terminal B, da dove si era entrati.
Guardi che c’è un altro bar all’interno.
Ma non ha i bomboloni.

Come fare per trovare l’uscita?
You can check out every time you want, but you can never leave, cantavano gli Eagles che queste diavolerie le avevano già previste negli anni Settanta.

E’ finita che il bombolone non era di Dazzi e sapeva molto di Dunkin donuts, caldo fuori e congelato dentro, come ormai buona parte degli esseri umani, che sorridono ma ti ignorano, si complimentano (ma non leggono un cazzo di quello che scrivi), ti chiedono come stai ma non aspettano la risposta, e se ti sei preso il Covid ti domandano subito, Ma il vaccino l’hai fatto?
Ecco, questi sono a mio avviso gli effetti nefasti dell’accodamento, bel lessema nostrano che fa piazza pulita di ogni avversario di matrice straniera, ci salva dalle infezioni e ridona dignità alla nostra lingua, che pure sa come far rispettare le regole.
Stay in line! Stay in line! Rispettare l’accodamento !

Certo a Odisseo non interessavano né i cinque né i mille minuti di gloria, e preferiva essere Nessuno pur di salvarsi la vita e salpare verso il suo destino di uomo libero. Eppure, mi ha sempre destato una nota triste il gigante con un occhio solo a cui Ulisse gioca il suo tiro mancino. Quando il ciclope orbato e avvilito porta in salvo le sue pecore e il suo fedele caprone, a me è sempre dispiaciuto. Per lui. Non per le pecore.
Omero non ce lo dice, ma è facile pensare che siano poi morte di stenti, vittime dell’accodamento obbediente e di una ossequiosa esistenza ovina, priva di raziocinio.

Anche all’Aeroporto internazionale di Atene ci sarà stata qualche parola che farebbe sorridere Ulisse, ma io con la lettura del greco sono ancora molto indietro e non me ne accorgo, dunque mi accodo da brava, mostro i documenti della mia sana e robusta costituzione, esulto perché l’ho scampata al paventato doppio tamponamento ‘a random’ di controllo, e do l’avvio alla mia ennesima avventura ellenica.

 

Immagine di copertina: https://www.ruminantia.it/wp-content/uploads/2018/06/polifemo-f.jpg

Volatile /vɒlətaɪl/

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The following morning it is a dictionary that comes to remind me about my communication failure.
With a word: an adjective, volatile.
I should in fact give most credit to my friend Roy_the Highlander who first came to identify me with that term, which in English differs quite a bit from the limited Italian usage of the word, as far as I believe to know.
Because, I mean, I wish I was volatile in the Italian meaning of the word: i.e. a bit lighter, less concerned and preoccupied about the final results, about reaching my goals.

Let us compare the two.

(ITA) Volatile

s.m.(ZOOL). Denominazione generica di animali atti al volo, per lo più uccelli.

  1. agg. Atto al volo.

  2. agg. (CHIM).Di sostanza che tende a vaporizzare con facilità: acidi v.

(EN) Volatile

evaporating rapidly; passing off quickly in the form of vapor: “Acetone is a volatile solvent.”

  1. tending or threatening to break out into open violence;
    explosive: a volatile political situation.

  2. having or likely to have or exhibit sharp or sudden changes;
    unstable: a volatile stock market.

  3. changeable, as in mood or temper: a volatile personality.

I mean, let’s talk about it.
Facciamoci due domande.

Test sulle nuove restrizioni post Pasqua

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Avventure di una maestra sulle Ande (di Ce.Lu.)

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Aprii gli occhi mezza addormentata e vidi la sveglia che segnava le 3 della mattina… Pensai con un po’ di tristezza che era già ora di alzarsi e mettersi i vestiti da “combattimento” per affrontare il lungo viaggio. Questa scena si ripeteva ogni lunedì.  Mi ritrovavo con le mie colleghe in un parco per aspettare l’auto che ci avrebbe trasportato, attraverso una strada lunga e tortuosa, fino al nostro posto di lavoro. I posti nell’auto non erano riservati; chi ne voleva uno migliore doveva arrivare prima! Tre passeggeri davanti e quattro schiacciati di dietro, dove io preferivo stare perché mi sentivo più sicura. Qualche volta i passeggeri entravano anche nel vano merci! 

I due distretti di San Balvin e Pasla Alta si trovano nella provincia andina di Huancayo.

 

 

Nell’oscurità della prima parte del tragitto potevo dormire, finché facevamo la prima fermata per fare colazione  nell’unica locanda presente su quella strada. Da lì in avanti il cammino s’inerpicava sulle montagne con tornanti  stretti e pericolosi. Quando si incrociava un camion l’auto passava sull’orlo dell’abisso ed io chiudevo gli occhi pregando che tutto andasse bene!  Le mie colleghe scendevano via via ogni volta che raggiungevano la loro destinazione, io invece dovevo scendere per ultima. Scendevo con il mio zaino pieno zeppo di generi di sopravvivenza e guardavo con malinconia l’auto che si allontanava. 

Mi aspettava una settimana lontana dalla civiltà ed in mezzo ad una natura selvaggia ed incontaminata, ma anche in mezzo a bambini e bambine entusiasti e con tanta voglia di imparare.

“Il bambino è una sorgente d’amore; quando lo si tocca, si tocca l’amore.”

                                 [Maria Montessori]

Chi ha tempo… (di Heorhii Zhuivoda )

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di H.Zhuivoda

Attraversando il grande stagno (di G. Teran)

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di Gema Teran

Let’s play “irregular” !