Imparare una lingua è come viaggiare

Ora che ci penso, alla base dei miei viaggi c’è sempre stato un fatto linguistico scatenante, e questo blog ne è pieno!

Una lingua è come un viaggio: il risultato non sta in una meta, ma lungo il cammino intrapreso, grazie al quale ci si arricchisce con le esperienze che per mezzo della lingua (e del viaggiare) siamo portati  a fare.

Siete d’accordo?

Absrdities of travels

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Per la mia esperienza personale, più è assurdo il motivo che spinge a un viaggio, o quantomeno irregolare, inaspettato, più ricco e intenso il risultato. Un paio di anni fa, in coincidenza con la morte di mio padre, che nei miei viaggi – geografici e non – non manca quasi mai !  ho deciso di salpare per la Grecia, di imbarcarmi in un progetto di vacanza-studio della lingua greca. Se pensiamo che il greco è praticamente la madre-lingua di ogni idioma (d’accordo sto arrotondando per eccesso, ma si capisce il concetto), è facile comprendere quale nutrimento ne otteniamo: ogni parola contiene in sé un vero viaggio tempo-spaziale. Fra i miei appunti ritrovo:  la lingua greca non è solo uno strumento comunicativo, è un veicolo di pensiero: il legame fra noi e il mondo, non solo quello manifesto ma anche quello nascosto dentro ognuno di noi, un tesoro di cui siamo tutti capaci di parlare ma non tutti in grado di riportare alla luce.

 

 

 

Following my very personal travelling experience, the more absurd the reason of a journey – or else irregular, if anything unexpected – the richer and more intense the result. A couple of years ago, it coincided with the death of my father, a constant presence in my geographical and non- geographical journeys – I set out for Greece, to embark on a tree-week Greek course, modern Greek, that is. A strike of life. To think that the Greek language is the mother of all languages (okay, I am rounding up a bit here, still, you got my point), we can understand what nourishment we get from it: every word contains a real space-time journey. Amongst my notes i find: “Not only is the Greek language a comunicative tool, it is an instrument of thought: the link between us and the world, not just the visible, but the one buried in each of us, a treasure that we can all talk about except not all are able to bring to light”.

 

Famosi o famigerati? (Ai posteri…)

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Ecco che anche noi facciamo ingresso trionfale nella lingua inglese, grazie a o a causa di questo Covid-19. Finalmente un italianismo che riesce ad attraversare la Manica e a lasciare la propria impronta nella lingua inglese. Di quale tipo di impronta si tratti, non è importante. Come recita l’adagio: … purché se ne parli! 

Oggi – 12 maggio 2020 –  il Collins Dictionary ha proclamato l’ingresso dei bergamaski (sic) nell’autorevole dizionario britannico della lingua inglese. Disponibile in nella veste di aggettivo o sostantivo: relativo ad abitante di Bergamo: (a walled city in N Italy, in Lombardy. Pop: 113 143 (2001) ). Il fra parentesi – numero di abitanti incluso – è anteriore allo scoppio del virus. Di quale fama quindi si parla? Che cosa ci è valso tanto onore?

 

Per capirlo spingiamoci fra le pagine del collega  Treccani… 
Da FAMA derivano due aggettivi, che potremmo definire cugini:

“fam-igerato” e “fam-oso”, entrambi derivanti dal latino e caratterizzati in origine dal fatto di “godere” di fama buona, cattiva, o di senso ironico.

Esempi: Un’attrice come Nicole Kidman è senza dubbio famosa in senso buono, a differenza di Medea, famosa per la sua spietatezza. Quella cura famosa di cui tutti parlano ma che nessuno ha ancora dimostrato efficace, è di certo una fama ironica e da dimostrare. Similmente famigeratus era anticamente colui che godeva di buona fama. Poi, si sa, anche le parole prendono una cattiva strada, e a furia di imboccare quella cattiva, famigerato ha accumulato più di un record non troppo degno di lode, come i famigerati banditi, certi Premier famigerati, e … certi i virus.
E’ dunque probabile che nel 2001 Bergamo fosse solo famosa per la sua cinta muraria, ma ecco che lo scoppio di un’infezione virale ha aggiunto una sfumatura in più alla sua notorietà.

All’ufficio Immigrazione

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Holiday or Vacation?
Da “Lezioni di Far West”, di SoniaPendola

 

Allo sportello Immigrazione

Quando i migranti del vecchio mondo sbarcavano a Ellis Island una squadra di medici esperti li passava in rassegna, li ispezionava, rivoltava come calzini e poi decideva se erano fitted per il nuovo mondo – adatti o meno alla challenge che li attendeva.
Dopo aver appurato che non portavano con sé malattie infettive, una squadra di addetti li sottoponeva a test logico-matematici, e le domande erano per esempio: quante gambe ha un cavallo? E un cavallo + una capra + una gallina? Oppure gli mettevano davanti giochi a incastro tipo Chicco Prime Sfide per vedere se riuscivano a far combaciare ogni sagoma con la forma giusta. Emanuele Crialese a Venezia 2011 con il suo Terraferma: 213423 - Movieplayer.it
Beato Emanuele Crialese, che la notte si fa dei bellissimi trip, poi va da un produttore, lo convince a dargli i soldi e ci tira fuori dei film che sono una meraviglia. Nuovo Mondo l’ho affittato già tre volte per poterlo guardare insieme al Gringo, avendoci io molto in comune coi protagonisti. Lui però continua a cucinare e rimanda sempre. E’ molto bravo ai fornelli. Mentre rileggo, aggiungo e correggo, è alle prese con una profumatissima pommarola. Nostrana. Coi pomodori dell’orto di casa.

Nel deserto?!

Domanda legittima. Molto più di quelle degli officer di Ellis Island agli emigranti in arrivo dal Vecchio Mondo.

Da allora, secondo me, la prima cosa che ancora stordisce quando sbarchi dall’aereo e passi l’Immigration Office è la scritta STAY IN LINE. Non so i miei studenti, ma a me riesce molto difficile, specie dopo dieci ore di volo incastrati fra un bracciolo e un oblò, peggio se con un pugno di anarchici al culo, invadenti e caciaroni. Ci hai voglia di tutto tranne che di stare in line. Ti viene da romperle le righe, da correre e da saltare in qua e in là, per la gioia di varcare la Golden Door, oltre la quale ti aspetta un bel Fandango, in barba alla striscia gialla che te lo vieta. Gli American Citizens ci sono abituati e seguono da bravi l’officer che li guida a destra, stile Polifemo che conduce il gregge verso la salvezza prima di morire dissanguato all’interno del proprio antro.
Noi alieni a sinistra. A farci fotografare la pupilla, e a consegnare il compito in classe a scelte multiple svolto sull’aereo.

 

Ha mai compiuto genocidio nel periodo compreso fra il 1933 e il 1945? Ha mai stuprato, sventrato, e scotennato un cittadino americano? Ha mai commesso atti impuri? Disobbedito a vigili e genitori? Desiderato la morte di vicini e dirimpettai? Tempo stimato per la compilazione di detto questionario: 7 minuti e 45 secondi. Se avete risposto yes anche a una sola delle domande di cui sopra, siete pregati di contattare un assistente di volo e di costituirvi.

 

Io di solito ci metto il triplo perché appunto non riesco mai a rifiutare di “passare” a qualche connazionale allibito, ma la sufficienza la strappo sempre. E riesco a essere ammessa all’orale. Dove la consegna, all’apparenza semplice, può rivelarsi molto insidiosa. Motivo per cui, quest’anno, onde evitare spiacevoli incontri, ho deciso di volare su Londra, poi tagliare per Philadelphia, confidando che nella città dell’amore fraterno le domande fossero più friendly e meno subdole.

Motivo della Sua visita nel Nuovo Mondo?

Perché io divago sempre. E non do mai retta alle raccomandazioni del mio amore che ogni volta mi mette all’erta: Mi raccomando di’ vacation e non divagare come al solito. Alpitour trasforma le adv in videomaker sulle vacanze 'fai da te' - Travelnostop

A me ‘sta parola mi fa un senso… Se i miei nuovi studenti si azzardano gliela segno con il rosso.

Vacation. Una specie di limbo, un tempo in levare, dove si resta sospesi in una bolla di sapone che rimbalza in qua e in là senza mai arrivare da nessuna parte.
Un tempo privo di sostanza e contenuto.
Un tempo senza tempo.

L’estate del 2006 non ci tenevo davvero a fare la fine della nuvoletta di Schopenhauer (… ) Come i primi pionieri anch’io morivo ora dalla voglia di andare alla ricerca di un nuovo posto nel mondo. Mi sentivo oppressa dall’orizzonte ristretto e angusto del vecchio. Prima la provincia balneare, poi il centro storico di Carrara. E agognavo nuovi orizzonti. Più spazio. Più aria. Più cielo. Agente, le sembra il caso di parlare di vacation? Tutt’al più usiamo il britannico holiday. Giorni lieti e beati Tempo a volontà da santificare con il mio Gringo per recuperare quello perduto. No, decisamente due anni fa io non ero venuta per vacare, semmai per riempire un vuoto, più di quello della capoccia dell’officer del JFK che invece continuava a oscillare imperterrita, esigendo the reason of my visit.

Why are you here, ma’m?

Sia chiaro non sto divagando, sto solo crcando di dare un resoconto cronologicamente preciso dei fatti.

Only, lonely or …alone?  

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This was my cart one day in a supermarket. . .What does it say about me?

 

That I am lonely, alone or only a single woman?

Click on each of the three words and check its definition,
then watch my video to find out more…

Pass over or Passover? Or overpass?  

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I want to play with grammar a little before my next post, firstly because I am your teacher – never forget! – and second because I want to explain to you how I had wished myself over these past years , and probably over my whole life, to be able to celebrate Passover in this marvelous land.

 

 

The Merriam-Webster dictionary gives the following definitions:

1. pass over transitive verb. 1 : to ignore in passing.
2 : to pay no attention to the claims of : to disregard.

To overpass in English can also mean to disregard, to ignore: in other words,

to do, to act as if one person, one situation, one place did not exist.

 

 

 

As a kid I was brought up as Christian catholic, and I do not regret this one bit because I believe that the religious education I received made me who I am (and I like the way I am).
I was never particularly attracted to chocolate eggs or to the blessing of olive branches, I did love Jesus, and the fact that at Easter he would resuscitate and triumphed over death – all this was great, but as I grew up, it sort of lost color and polish more and more until it disappeared. And I lost faith. The deep, sacred meaning I never lost is that of Passover, when the Jewish people, “passing over” the Faro’s threats, decided to “overpass” the Red Sea and to flee Egypt towards the Promise Land, and to freedom.

 

 

Below: sunrise over the Dead Sea from Masada plateau… (Your teacher was here!)

 

 

Ingredienti per una lezione “spaziale”

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Maestra, ma merenda in inglese come si dice?

 

Snack-time

il momento della merenda all’intervallo, è un’occasione unica per praticare food names con i ragazzi. Samantha Cristoforetti si rivela eccellente influencer per parlare ai ragazzi di cibo e di vita nello spazio. Proprio come con il  cibo, che se glielo sai cucinare, ottieni sempre gradimenti soddisfacenti; anche l’inglese è più buono se condito di ingredienti che stuzzicano la curiosità e l’appetito linguistico.
Ed ecco che una merenda, come pure una lezione, può deiventare spaziale e mantenere alta l’attenzione anche quando lo stomaco reclama il suo momento.

Mi è capitato di svolgere questa lezione in una quinta classe in Lunigiana : attenzione totale per due ore filate, grazie alla quale sono riuscita a far apprendere parecchio food vocabulary, ma soprattutto a praticare present simple for daily routine e forme di domanda con il present simple (come resistere alla tentazione di intervistare un’astronauta – per giunta italiana?).

Aggettivi dispregiativi

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Dispregiativo: di elemento che,
aggiunto a una parola o frase, 

le conferisce una sfumatura ostile.

 

 

$ Esempio no 1)

“Ma … con quei due romanzi poi com’è andata a finire?”
(Mia mamma e le sue domande incoraggianti).
“A schifo..?”

(Per non parlare delle risposte).
“Perché non li porti in chiesa e chiedi a Don Marino se ti fa un po’ di pubblicità?”

Ma io ti amo lo stesso, mom, perché mi hai messo al mondo e ti preoccupi per la mia vita, e fa niente se la tingi coi colori
dell’inferno (e comunque la bomba atomica l’hanno sganciata sul Giappone, non sul Vietnam).

$ Es. no 2)

“In Vietnam?! Dai..!”
(La bancaria addetta alla consulenza cui ho chiesto di un’assicurazione medica di viaggio mentre aspettavo il mio turno per pagare la penultima rata delle tasse dell’anno scorso -yeah, right, not the last and not the least, l’ultima andrà a sommarsi alla prima, esatto, la prima della nuova collezione autunno/inverno 2015/16.).
“Tranquilla, certo che ti aspetto, son curiosa di sapere…”
(La stessa che ha pazientato oltre l’orario per chiedermi (figurarsi…) quante carte di credito mi porto dietro, (mah… fammici pensare.. un paio di Visa, una mezza dozzina di MasterCard, una manciata di bancomat, qualche lingotto… ); e propormi un’assicurazione ché in caso di furto ho la garanzia di cash immediato. “Fino al 30% dell’importo totale che avresti pensato di spendere (ma che non hai potuto).” 

 

$ Es. no 3)

“Le nostre carte di credito sono lo strumento di pagamento ideale per effettuare i tuoi acquisti in Italia e all’Estero, anche online, e che ti permette di alimentare, attraverso le tue transazioni, il circuito virtuoso della finanza … 
(Messaggio promozionale di Banca Popolare Etica).

“Sì, salve, chiamavo per sapere a quale etica vi ispirate. Kantiana, Hegeliana …?”

“… per ogni utilizzo della carta di credito, Banca Etica devolve un contributo ad un’organizzazione non profit a tua scelta, e senza nessun costo aggiuntivo. Per collegare la tua carta di credito affinity ad Amnesty International, premi 1); a Mani Tese, premi 2) per collegarla a Fondazione Culturale Responsabilità Etica e Amici Dei Bambini premi 3, per Economia di Comunione o Altromercato …

” E … per sponsorizzare teachers senza frontiere squattrinate e tartassate dall’IRPEF continuamente nel mirino dell’INPS e della malasorte..?”

“Spiacenti, l’opzione da lei richiesta non esiste. Per tornare al menù principale premere zero, per parlare con un consulente rimanere in linea, un nostro operatore le risponderà (da Saigon) al più presto!