Braccia rubate, pt2/Recuperare il giro-vita

La telefonata ha ricevuto la spinta da una raccomandata,

una di quelle di cui è facile intuire l’oggetto. Specie se la mittente di cognome fa Disperata. Come la richiesta di denaro, che la suddetta mi rivolge a mezzo raccomandate, a più riprese, da mesi. Stavolta constava di un certo spessore, e era firmata da un avvocato, l’avvocato di un condominio di cui io NON faccio parte, ma il giudice “di pace” ha decretato così scatenando una guerra.
La missiva era arrivata a metà luglio quando io ero a Eubea, a mollo nelle acque meravigliose di sua maestà l’Egeo, il post non è ancora pronto per colpa delle zucchine che erano infestate di erbacce sabato scorso e mi hanno assorbito – prima – e lasciato k.o. dopo – per l’intero weekend. E non sono riuscita a mettermi all’opra. Mi addormentavo sui tasti! Zzz…

Quindi portare pazienza!

 

 

 

 

 

E dicevo una richiesta di denaro.

Ormai le relazioni, fatte salve alcune rare eccezioni, si intrecciano col filo spinato di ciò che ti devo, di ciò che mi frutti, di ciò che mi costi. Io e le richieste di denaro siamo come io e il mio girovita, una di quelle sfide che mi illudo di poter vincere. Da anni ormai, un lustro si può dire, a più riprese mi sforzo di credere che ce la farò, che lo riconquisterò, non dico quello originale, ma magari un compromesso, quello dei 40. Che pure non era male. Diete, ginnastica, nuoto, jogging, niente sesso né salumi, via alcol e formaggi, e quando ti sembra di essere non dico arrivata ma pronta ai blocchi di partenza, arriva una folata di vento, la pancia si gonfia e si gonfia e si gonfia, o arriva un’altra missiva, e rivai col tango.

Chi credo di prendere in giro?

Bollette, acconti e conguagli, consuntivi di condominio, ormai le richieste di denaro si susseguono senza tregua (né una logica). Se poniamo per disgrazia la mia merda attraversa lo stesso tubo di quella del milanese che ha comprato il bilocale affianco alla mia casetta (che se ne sta distaccata per i cazzi suoi), tubature che lui intasa perché ci scaricano in sei – lui, la moglie, le due figlie e i due cani che ha addestrato a cacare nel water! – io e lui (e il resto di chi caca nei suddetti tubi) siamo con-domini. E non importa se apparteniamo a due mondi, due galassie! differenti, l’etimologia impone che siamo parte di una stessa domus!
Così come l’algoritmo del fisco impone “imparzialmente” regole ferree e impietose, fregandosene altamente se per dire fra il mio miserevole reddito e quello imprenditoriale del signor X ci sono un paio di zeri di differenza, giusto un paio. L’organizzazione sociale se ne infischia bellamente se sono sola a pagare affitti, assicurazioni e bollette (hai voluto la libertà: pagatela!), ed è ormai chiaro e lampante che gli ingenti investimenti fatti nel mio proprio capitale umano sono andati uno a uno in fila giù per il cesso. (Passando per le tubature di cui sopra.).

Io, detto fra noi, sono arrivata alla frutta, e preferisco votarmi agli ortaggi.

Pronto buonasera, ho avuto il suo numero da un mio studente ucraino, vorrei sapere se vi servono due braccia in più…

 

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