Braccia rubate_Perché lo fai?

 

I miei colleghi in campo sono tre, un quarantenne del Cafaggio dallo sguardo basso che dice tre parole in croce, una contadina turca di nome Turka che la capisco solo a gesti, e poi c’è Fonzi, il pezzo forte. Fonzanella, Alfonsina. Di Avellino. Che pronuncia solo le U e le O, dice, lu cosu, lu zumpo, a zoca. Abbiamo subito rotto il ghiaccio e familiarizzato.
Fonzi è una forza della natura, una senza filtri, di nessun tipo. Non parla, bercia. Quando è tranquilla. Altrimenti
U R L A . Lavora 13 ore al giorno e come fa non lo so, perché il lavoro nei campi è semplicemente
m a s s a c r a n t  e.
Il 13 agosto quando c’era l’allerta rossa del termometro che sfiorava i 38 gradi eccomi puntuale a casa del capo, e lì ci sono tutti che mi salutano con un po’ di imbarazzo perché prendo il posto di un mio studente rientrato in patria che mi aveva dato il contatto.
Non sanno se darmi del tu o del lei, non capiscono che età ho ma soprattutto non capiscono perché lo faccio.

Perché lo faccio?

L’algoritmo del fisco non è il solo motivo, gli fa eco lo spaiamento. Non tanto quello della sera all’uscita dal teatro che son quasi sempre l’unica senza qualcuno con cui commentare, o la vigilia delle feste, o quando cambia la stagione e l’autunno comincia a scivolare nell’inverno quei pomeriggi sbiaditi di ottobre, no. E’ che non ho con chi fare il paio per entusiasmarmi come mi entusiasmo io, progettare come progetto io, preoccuparsi e crederci come mi preoccupo e ci credo io, stressarsi, e piccarsi, e scandalizzarsi come mi stresso, picco e scandalizzo io. Tutti quelli del mio “vero” campo, per dire, mi ascoltano, annuiscono, simpatizzano, ma lo vedi che la cosa li riguarda solo di striscio. Come i miei stessi studenti stranieri quando fanno sì sì con la testa, ma capiscono alla larga quando si parla di cose lontane al loro modo di sentire.
Il mio modo di sentire è sconveniente. Nel duplice senso specificato dal vocabolario Treccani : contrariamente alla morale, al decoro e alle convenienze sociali, ovvero che non conviene, non dà un utile né un vantaggio adeguato.

Mi viene in mente un cortometraggio di un po’ di anni fa, dove in un immaginario distopico day after, alcuni fra i sopravvissuti compravano al mercato nero medicinali scaduti per provocarsi dolore. Per autoinfliggersi sensazioni forti che altrimenti non riuscivano più a provare.


Il dolore restituisce al corpo un qualche senso di utilità. Alla fine della giornata lavorativa, stravolta di fatica ma soddisfatta dei miei raccolti, raggiungo lo Stellino, e mi butto in mare esausta e inzaccherata, e rossa in volto di fatica. (Nella foto son fresca e sorridente perché sono le 7 del mattino).
Poi mi addormento al sole senza nemmeno pranzare.

***

Prima però concludo, nel corto sul dayafter, gli esseri umani sentivano in modo ovattato. La vita era ridotta all’osso. Semplificata, diciamo pure sanificata, epurata da qualunque possibile dramma o patos. O rottura di coglioni. A me a scuola succede così. E sempre arriva un momento che devo creare scompiglio, per provocare una qualche reazione.
Qualunque essa sia.
E’ meglio del nulla.

Mah…

 

 

 

 

 

 

Spyros, il mio amico eubeo, l’estate scorsa mi ha detto che in greco il mio nome si usa per definire qualcuno che ha di sé un’idea esagerata. Stavamo percorrendo la bella strada panoramica che da Nea Styra porta alla piccola baia di Porto Boufalo, e mentre mi sbracciavo con ingombrante veemenza in spiegazioni su quanto benefica fosse per me la vista delle colline e degli scampoli accesi di azzurro in lontananza, lui mi ha spiegato in inglese questo modo greco di dire,

Smetti di fare la Sonia!

6 commenti
  1. Avatar
    Vincenzina dice:

    Sei fantastica così vome sei!
    Mi sono familiari i tipi alla Alfonsina e al tuo amico Spyros. Sarà che sono nata in campagna, e certe fatiche e la “parlata” di certe facce – che tra Abruzzo xo e Grecia non sono poi così dissimili – ce l’ho impressa nel cuore. La terra ti restituisce il senso delle proporzioni, del rispetto e del legame. Qyel mare è stato per te la momentanea Itaca. Sii contenta, non a tutti è dato. ❤️

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  2. Sonia P.
    Sonia P. dice:

    Carissima, grazie, stimolante il tuo commento, che mi riporta a un film uscito da poco e ancora non visto, Un anno con Salinger (scrittore mito per me). Della protagonista nel trailer si dice che prende in mano la sua vita e la riscrive con parole sue.
    Ecco per me è lo stesso.
    S.

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