Braccia rubate all’agricoltura – pt 1a: scendo in campo

 

Non saprei dire se propriamente rubate, imprestate o semplicemente restituite, fatto sta che oggi ho finalmente deciso di scendere in campo.
I miei studenti prendano nota del significato plurimo di questa perifrasi, che può essere intesa :

  • alla maniera di molti colleghi insegnanti che rifiutano di vedersi discriminare o imporre trattamenti sanitari;
  • come quella più ridanciana di Benigni e del su’ babbo (ma sì, famose du’ risate):

 

 

 

Se guardate attentamente alle mie spalle – behind my shoulders – noterete delle macchiette rosse. Allargate pure… son pomodori. Gli stessi che alla Coop di questi tempi vi tirano più o meno dietro, quelli buoni per la pommarola (io pure settimana scorsa ne ho fatta un po’), gli stessi alla cui raccolta sono deputati i miei studenti, buona parte di essi.

 

Hibra, che lavoro fai?
Sono lavoro campagna !

Noo, santo dio: f a c c i o, voce del verbo f a r e (quante volte ve lo devo dire?!) il bracciante! Tu fai il bracciante, lui fa il cameriere, lei fa la badante, io faccio la contadina!
Ma perché, maestra?!

10,594 Confused Emoji Illustrations & Clip Art - iStock

Be’… vi confesso, un po’ per empatia, ché l’empatia secondo me è un potente esercizio conoscitivo, un po’ per curiosità, mi son sentita di imitare. Imitare mi è sempre piaciuto. Molto per bisogno! Diciamo pure per disperazione.

Ma scendiamo – in campo! – a conoscere :

i miei studenti e/o colleghe.
(Quando si dice la vera uguaglianza).

 

 

 

Altri dettagli su dove, come e con chi – where, how and who with – saranno tutti un po’ fittizi, vi avverto, perché non vorrei causare disagio alle persone con cui condivido questa nuova passione (cristianamente intesa), le quali potrebbero dissentire con me sulla mia arbitraria definizione della stessa, e sulle mie disquisizioni in proposito.

 

Prima però siccome oggi ci sono 0 – dico zero! – cm d’onda, fatto che in due anni che vivo qui non mi era mai capitato, è d’obbligo un dip in Baratti. Mettiamo dunque in stand-by la Grecia, e accontentiamoci – si fa per dire – di un pezzetto di costa maremmana.

Sarà forse sfuggito ai miei fedeli lettori e follower in genere un pezzo che mi era scappato mesi fa, a mo’ di scorreggia, sì, come vi escono quelle che sono tanto imbarazzanti quanto salutari , e che proprio per questo si esita a buttare fuori e ad attribuirsene la paternità, per paura di offendere, di inquinare i nasi fini.

 

Il resto è tutto vero, lo giuro! D’altronde la verità è sempre stata la soluzione narrativa più facile per me – the easiest – semplicemente perché non devi faticare a ricordarti cosa avevi raccontato o racconterai. Per questo, come Frida Khalo io racconto sempre cosa faccio, chi sono e da dove provengo, troppa fatica inventare personaggi, plot, location… già è dura vivere la propria di esistenza, perché aggiungere fatica?
Tanto per dirvi, io mica mi posso permettere di prendere due ore per scrivere, ‘nz! da anni ormai, se non in viaggio, e la mia Evia sta cominciando a sbiadire se non mi sbrigo, il minimo narrativo, per dirvi…
Quindi , eccomi qua, che scrivo mentre cammino, on the way to Baratti.

Scrivo e salvo, salvo e scrivo. Sperando nella salvezza almeno dell’anima mia. La scrittura è sempre stata salvifica per me. E ora lo capisco pienamente. Forse il motivo principale della mia discesa in campo sta proprio lì: trovare qualcosa  di a u t e n t i  c o  di cui scrivere.
E vivere.

 

 

 

 

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