La Palla

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Il fatto è che a me di fare la madre non mi è mai piaciuto, dicevo sempre che di figli non ne volevo mentre l’Americanus ne voleva almeno tre, che dalle sue parti minimo sono due, mica come in Italia che nascite zero. Alla fine ci è andata di lusso, che lui all’ultimo si era bello e tirato indietro, con la scusa che non era pronto a fare il padre, troppe responsabilità, senza un lavoro fisso, con la self esteem dai valori minimi, vedeva psicopatici stupratori di bambini dappertutto, manco abitassimo a Milwaukee. Ma a me al rientro da Megisti mi è preso come a Zeus, e lei si è fatta sentire. Si è fatta sentire con un dolorino al fianco che non smetteva, mi chinavo e sentivo questo dolorino al fianco e già avevo immaginato il peggio e fatto testamento, tipo che la bici l’avrei lasciata a Tizio, il PC a Sempronia, i libri dell’ala destra a Caio e quelli dell’ala sinistra a sua sorella. Quelli in stand-by … boh, nella tomba mi sarei portata dietro Fante, Vico Marcus, Baudelaire e al limite il Gattopardo così vediamo se riesco a finirlo nell’aldilà, minchia anni che mi riprometto di farlo ma resto sempre insabbiata a pagina 32, una siciliana come te che non ha ancora letto… scherzi!? E insomma che questa specie di spina nel fianco l’ho tenuta per un paio di mesi e alla fine non ce l’ho fatta più e sono andata a farmi dare una guardata alla pancia da un mio vecchio amico che mi aveva pure fatto passare avanti, conoscendomi, mi fa, vediamo un po’ cosa abbiamo qua dentro, riferito al mio addome. Io più morta che viva sul lettino, e quello tutto serio che se ne andava a spasso sul mio ventre e alla fine dopo averlo perlustrato in lungo e in largo mi fa, credo proprio che sei incinta, e così posso dire che la Palla è arrivata come risposta a una paura tremenda. Io mi aspettavo una diagnosi funesta mentre al suo posto è arrivata lei, una bella cosa inaspettata, come le rare volte – molto rare – che a giugno mi aspetto una batosta di tasse da pagare e invece Alex mi manda un bel fax che dice, SEI A CREDITO e io faccio i salti per la gioia, ebbene quella volta volavo per la gioia, mi sentivo anche molto Dea, per dirvi, molto tipa da Olimpo e dato che a Giove Pallade Atena gli era nata da un mal di capo e a me mia figlia da un mal di fianco, ecco perché la chiamo Palla, solo io però. All’Americanus gli suona strano, dice sempre, ma che razza di nome è? Ha paura che da grande le vengano i complessi, che le precipiti la self confidence come a lui, mentre a lei quando era piccina le piaceva come nickname perché era grassoccia e bellissima e buffissima e sembrava proprio una pallottola, ora le piace un po’ meno, specie se ci sono quelle viperotte fra i piedi, allora non lo sopporta, e io un po’ un po’ insisto e la cazzìo, poi però ci do un taglio. Ma se siamo da sole allora Palla va bene. A ripensarci ora però. Ci è mancato poco svenivo sul lettino dell’ecografista. Quello lì a perlustrare e più perlustrava in silenzio più a me mi cominciavano a sparire i connotati e invece dentro c’avevo già la mia palla, solo un puntino pulsante, che rimbalzava come per dire, tranquilla che sono qua io. E dato che a farmi perlustare mi ci aveva accompagnato la Tatiana, che tutte le volte che mi viene questa paura uncinata di morire vado da lei a richiederne il sostegno, e di fatti quando sono uscita dalla camera oscura lei era lì, pronta a raccogliermi col cucchiaio come si dice, e invece abbiamo festeggiato insieme, ci siamo fatte una mezza boccia di Candia, e poi mentre brindavamo, lei mi ha puntato addosso i suoi occhi verde smeraldo e ha fatto, guarda come questa biglia è riuscita a restituirti la faccia, che a quel punto la mia faccia me la sentivo eccome, ed era una faccia felice, per cui posso tranquillamente dire che mia figlia dal primo momento che ho saputo che c’era mi aveva già cambiato i connotati, era riuscita a sostituirmela la faccia (che di fatti lei è l’unica con cui la faccia non mi sparisce mai, perché ogni volta che la guardo vedo la sua che sembra una luna piena, e i pezzi rivanno a posto e io mi sento di esistere. Intera.).

 

Da, L’infinibile Hulk, che un giorno finirò
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