La mayonese

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Un uomo che ho amato* mi ha raccontato – letto, piuttosto – un passo di un autore di cui non ricordo ora il nome, sul principio e delicato meccanismo che regola la maionese, e che descrive perfettamente me e la mia ormai assodata fatica ad interagire con l’altro. Oggi un altro uomo che avrei potuto amare – chissà? – mi ha riportato lì l’attenzione. Non sono sicura di ricordare bene, ma non è importante il dato oggettivo bensì come lo ha processato la nostra mente, il nostro sentire.

Dunque per fare la maionese occorrono pochi ingredienti, essenzialmente olio, uova, sale, limone. O aceto. Io preferisco l’aceto.
Sia che si usi la forchetta, come faceva una cara amica bretone, o la frusta o il mixer, vale la regola fondamentale che l’olio deve scendere a filo, lentissimamente e – ecco il principio – senza imporsi sulle uova. Il limone (o aceto) può o meno alterare il gusto ma non la consistenza.
Comunque sia, se tutte le parti fanno in modo umile e discreto, in … punta … di piedi … il loro lavoro, il risultato è una delle salse più buone e indispensabili in cucina che ci sia!
Tuttavia, a ben guardare: vuoi mettere la nobiltà di un olio, ad es. toscano, con la rozzezza di un uovo cacato da una gallina?
E a certi oli ciò non va giù, e preferiscono tuffarsi – da soli!- e scivolare sopra una bella fetta di pane piuttosto che scomparire e immolarsi in nome di una salsa.
Anche perché, spesso la sua riuscita è scarsa (per non dire di quando impazzisce…).

 

*Sì, lo so, ma che gusti che ho?!

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