William Penn e l’utopia di un’amicizia mancata

Wi l l i a m  Penn si dev’essere chiesto più volte dove fosse casa sua. In Patria certo non si sentiva felice, realizzato, malgrado il lascito paterno, gli onori, i titoli, e più di una volta, come il padre (ma per diversi motivi) si ritrova a dormire in gattabuia. Sir Penn Sr era stato per il Commonwealth di Cromwell un asso vincente. Ammiraglio esperto e ufficiale di marina plurigraduato aveva valso alla corona inglese più di una conquista, fra cui quella della Jamaica dove Penn riuscirà a stabilire una stazione di commercio duratura britannica. Purtroppo la sconfitta cocente e perdita della più importante isola di Hispaniola gli causeranno la confisca delle terre ricevute in premio dal re, e lui stesso verrà imprigionato per parecchio tempo.
Il temperamento irrequieto del figlio non gioveranno alla sua causa. Le idee politiche e filosofiche del giovane William andavano contro la morale e i dettami del tempo, tempo in cui si sentiva scomodo, di certo non benvoluto, perché cantava fuori dal coro. La sua è una vita di continue ribellioni, prima fra tutte l’appartenenza al movimento dei Quaccheri – che ancora oggi desta parecchia curiosità per la modernità del pensiero e per le atrocità subite dai suoi membri nel corso degli anni. Più volte viene ammonito dal re, più volte il padre tenta di far mettere al figlio la testa a posto, di calmarne i bollenti spiriti.
Stiamo parlando della metà del Seicento. La Riforma continua a far sentire i suoi effetti, i Quaccheri, la società degli Amici, come si faranno chiamare, subiscono una serie infinita di persecuzioni e condanne, specialmente il loro fondatore, George Fox, personaggio carismatico e molto sovversivo, troppo avanti per il suo tempo, di una genialità fuori dal comune. Una sua frase (rimasta a lungo appiccicata al mio frigo) passerà alla storia ispirando non pochi movimenti politici rivoluzionari : La falsa pace va disturbata. Capite bene che con un motto simile in testa, la strada verso l’illuminazione è irta di ostacoli. I Quaccheri dell’epoca di Penn, la chiesa anglicana e cattolica non li potevano vedere: come poter ben vedere gente che si rifiuta di giurare; di togliersi il cappello davanti ai nobili; di bere alcolici; di rispettare le gerarchie (pensando invece che tutti siamo uguali soprattutto nella ricerca della Luce, la quale è già dentro di noi, va solo cercata con metodo, abnegazione, disciplina?). Concetti come libertà personale, responsabilità delle proprie azioni; fraternità; tolleranza e rispetto delle differenze erano – e ancora sono – alla base della filosofia degli Amici. Una dottrina a dir poco sovversiva…

Quando penso agli irregolari dell’epoca, ai rivoluzionari, agli scomodi, ai disturbatori di (falsa) pace, io immagino cosa potesse significare per gente così l’opportunità unica e irripetibile di ricominciare altrove.

E immagino anche cosa Giorgio Secondo deve avergli detto al giovane William, più o meno: Figliolo, se continui così finisci male, lascia perdere quei “falsi” amici, scegli altre frequentazioni. Pensa a tuo padre che è morto ma il suo nome dovrà rimanere ai posteri: non infangarlo. Pensa alla famiglia, pensa al tuo paese…

 

Su questo pezzo di carta c’è la tua seconda home, fanne buon uso, fatti valere, e tieni alto il nome della tua prima Patria. L’Inghilterra è con te.
Poi deve anche aver pensato fra sé, come la mia amica suggeriva poco fa, E restaci, tanto nessuno sentirà la tua mancanza.

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