Abitare a Fort Apache

, ,

Quando abitavo nel Far West, il trofeo più ambito era l’indirizzo: West Charleston Boulevard col numero civico a 4 cifre, apt. # 2276 blocco C 89117 Las Vegas Nevada. Uscivi e a un tiro di schioppo c’era Fort Apache Road. A Carrara scendevo in via Rossi e lo schioppo era meglio se me lo portavo dietro.

Why?!

Per affrontare i cani e gli erbivori della piazzetta, la cui storia continua a non temere rivali. Artisticamente parlando. Fatti due passi sei davanti a uno splendido Duomo romanico, il solo in Europa interamente di marmo, senza calce aggiunta. L’unico edificio religioso al mondo a avere un campanile col tetto bianco. E delle splendide campane che rintoccano e rallegrano l’animo, ti danno il buongiorno la domenica mattina, gli altri giorni ti avvertono quando è ora di colazione, pranzo, merenda, cena… Peccato che il lagotto le batte sul tempo. La sua padrona lo attacca al palo del divieto di parcheggio di fronte al suo negozio, e l’isterico peloso attacca a abbaiare a tutti gli intrusi che se ne fottono e di lui e del divieto. Se il negozio è chiuso, allora si può andare tranquilli, basta solo vedersela con gli erbivori. Tecnicamente casa mia ne era al centro, purtroppo della piazzetta mi ero beccata il peggio. La sola degna nota se l’era accaparrata l’infame. Che ci aveva il sole che gli batteva in casa modulo 24/7, 365 giorni all’anno, e siccome non aveva soldi per comprarsi le pile dell’apparecchio acustico…

L’anno del mio praticantato nel Far West ne avevo da poco completato uno proprio nel settore immobiliare. E dunque le sole indicazioni che avrei saputo dare si sarebbero limitate a Carrara. Ne avevo fatto esperienza io stessa. Non si può insegnare a qualcuno ciò di cui non si possiede una diretta conoscenza, men che meno una lingua. Una lingua non si impara sui libri, nessun testo né strumento audio-visisvo, nemmeno il più innovativo, può mai sostituirsi alla guida di un insegnante, purché onesto.

Una casa non si compra sulla carta. Nessun agente immobiliare, nemmeno il più onesto può farti concludere un buon affare. E questo vale soprattutto a Carrara. Prima di comperare casa uno dovrebbe avere la possibilità di viverci dentro almeno per 48 ore. Sentirne gli odori, ascoltarne i rumori, tastarne i muri, verificarne le luci e le ombre. Perchè quello sarà il luogo in cui allestirai la tua home. Una casa italiana contiene due diversi significati.

In inglese c’è house e c’è home. E spiegarne la differenza a uno studente italiano è sempre un dramma. Perché spesso sono intercambiabili. È fondamentale non confonderli. Home: il luogo dove dormirai, farai all’amore, mangerai, cucinerai, riceverai i tuoi amici… Di questo, dicevo, ho fatto esperienza a mie spese. E se qualche straniero fosse intenzionato all’acquisto di un alloggio a Carrara ecco qualche regola essenziale da cui non si deve mai prescindere.

Accertarsi che:

nei paraggi non esistano cani.
gli edifici circostanti non caschino a pezzi onde evitare mesi e mesi- talvolta anni – di trapanature, saliscendi di carrucole e altri attrezzi;
i fruttivendoli sottostanti non siano di Massa;
ai macellai (i maz’dàri) sia stato imposto per legge di aver opportunamente isolato il tagliere dove squartano i manzi, spappolano la carne a tempo ritmato;
non ci siano bar lato camera da letto;
dirimpettai e coinquilini non siano sordi né esseri umani che in una vita precedente, prima dell’ultima reincarnazione, erano dei lama.
Una volta evitate queste trappole, Carrara resta una bellissima città. Ricca di arte, vita, cultura…

[Da Lezioni di Far West di S. Pendola, Ed. Clandestine, a breve in uscita versione e-book]

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *