To teach is to rescue

 

Insegnare una lingua straniera non significa solo spiegare regole grammaticali e loro eccezioni, significa capacità di soccorrere, soccorrere il principiante.

Il termine beginner si forma con to begin, verbo iniziare. Sinonimo di To Start, con il quale condivide l’origine germanica. Entrambi denotano l’inizio di qualcosa. Il primo passo. Tuttavia to start, spesse volte, sottolinea il passaggio dall’inazione all’attività. Motivo per cui per indicare un principiante ci serviamo di begin – beginner; mentre per un antipasto di start – starter.
Occupiamoci adesso di vedere cosa accade se mettiamo un principiante di fronte alla scelta di un antipasto.
Dopo 10 anni di test e prove per tentativi e errori, io ancora vado in crisi. Com’era l’aglio? fritto o ai raggi infrarossi? E la Barbie Sirenetta? Me la danno se prendo il filetto di merluzzo o il side dish di alghe saltate alla come-cazzo-viene?

Il piatto più semplice da ordinare al TGIF era la Grazie-a-dio-è-bistecca (pietanza numero 235, pagina 22, capitolo 15): condita con uno spesso strato impermeabile di non posso-credere-che-non-sia-burro, previa consultazione del paragrafo 5 comma 3, dove erano elencati i rischi di chi si azzarda a richiedere un’insalata verde senza a) crostini saltati e insaporiti alla salsa di soia, olio di palma e succo di mango pakistano; b) afro-cuban dressing; c) cubetti di lonze di maiale dell’Arkansas; d) cheddar cheese impanato e fritto…
Onde evitare penalty, lasciarsi guidare da un amico o amica esperti, ma MAI azzardarsi a chiedere al cameriere, Lei, cosa mi consiglierebbe? Egli/ella è lì per prendere l’ordine, non per farvi da complice, se volete suicidarvi, assumetevi le vostre responsabilità. Io di solito lascio scegliere al mio hombre, che come insegnante lascia molto a desiderare, ma alla salute della sua mujer ci tiene.

 

Are you ready or not?

In compenso al T G I F ciavevano la licenza alcoolici, il che è già una fortuna perché non ti devi portare la fiasca da casa e andare a ciucciartela in bagno di nascosto. Ciavevano tende a stelle e strisce rosse e bianche su fondo blu, pavimenti in assi di legno, vetri affumicati, luci basse, bancone in rame, e un esercito di eccentrici giovanotti in stravaganti uniformi, nulla a paragone di quelli di Freddy, ma pur sempre gentili e friendly che ti facevano luce sul menù altrimenti non si vedeva un cazzo (Se però prendi una pietanza di numero dispari, ti regalano un coupon che ti dà diritto a un check up gratuito allo studio VEDO DOVE DEVO MA NON VEDO DOVE VADO). Fino a qualche anno prima, se il tuo compleanno cadeva di venerdì tutto il personale si riuniva attorno a te e inneggiava la tradizionale Happy-Birthday-To-You stile T G I F. Alla lunga hanno smesso. Un po’ come il Gringo. E le mie speranze di celebrare il compleanno dove mi si addirebbe in pieno stanno scemando. L’anno dei Mondiali di calcio l’avevo mancato di una settimana. E a augurarmi altri mille quattro di luglio felici c’erano solo i tamerici dalle chiome salmastre, il mare di Fiascherino e il sole che ci si tuffava dentro. Forse facevo ancora in tempo per un recupero. Molto sarebbe dipeso dal prossimo compito in classe.

(…)

Dal mio Lezioni di Far West, Stampa indipendente

 

 

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