Fare l’inglese… con l’inglese

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Come spesso accade con le cose belle per caso nella vita, non pensavo che insegnare sarebbe capitato a me. Ma è successo. E mi ha trovata preparata. La mia preparazione si è compiuta in Europa, però a insegnare mi ha insegnato l’America. Con la sua capacità di accogliere, poi di motivare all’azione, e infine di appianare gli ostacoli lungo il cammino.
Questo non vuole essere un inno a una nazione (o a un un sistema scolastico) che di certo ha una marea di difetti e infinite contraddizioni, ma il grato riconoscimento di essermi trovata al posto giusto nel momento più opportuno per la mia carriera di insegnante.
L’insegnamento con cui ho avuto a che fare nel sud degli Stati Uniti (da entrambi i lati opposti della cattedra) mi ha spesso mostrato un empirismo sincero ed efficace, un modo di insegnare ‘pane al pane e vino al vino’; evitando, come spesso succede in patria, di trincerarsi dietro linguaggi aulici, teorie fumose, sigle, norme di comportamento e atteggiamenti burocratici, tolti i quali dell’insegnamento talvolta resta poco e niente.
Per me l’America è stata un immenso banchetto, il cui enorme, variegatissimo menù avevo per anni consultato, letto e riletto infinite volte, ascoltato, annusato, immaginato, fino a sviluppare un appetito che è stato poi soddisfatto in ogni suo piccolo risvolto.
Di tempo non ne è passato poi molto, dal giorno in cui mi sono ritrovata alle prese con una classe di little chefs di una scuola materna di New Orleans. Eppure, didatticamente mi sento lontana anni luce dall’insegnante che ero. Anche perché io con l’insegnamento avevo chiuso da un pezzo.
Io volevo scrivere e volevo cucinare.
Miss Jakobsen, coordinatrice del progetto X, mia amica ed insegnante italo-americana, pressata dal bisogno piuttosto urgente di una gap filler, mi aveva contattata per due ore pomeridiane in due classi di bambini fra i cinque e i sette anni.  Requisito principale, che generava l’urgenza, era che i kids venivano depositati a scuola alle sette della mattina, e ritirati circa dodici ore dopo. Il mio ruolo, vera e propria challenge, tenerli buoni e interessati alle ultime due ore, facendo in modo che apprendessero qualcosa di utile per il loro curriculum futuro.
“Capisci, i genitori hanno pagato un extra per poter lasciare i figli in un luogo sicuro ma anche didatticamente proficuo, e soprattutto stimolante.”
A giocarsi la finale erano rimaste in gara Cooking e French classes. Io avrei potuto coprirle entrambe.
“Chi meglio di te che adora cucinare, innamorata come sei della cultura francese?”
Due insegnanti al prezzo di una.

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