L’isola dei molluschi


Prima di fare certi passi ho bisogno di guardarmi allo specchio, giusto per vedere se qualcuno, guardandomi in faccia, può indovinare cosa mi sta succedendo dentro. (Rossana Campo, Il posto delle donne, Feltrinelli Edizioni)

(…) C’è un barlume di speranza che sull’Isola dei Molluschi io e Hulk possiamo farci anche il bagno, il mare fa miracoli.
Tolgo il piumino fradicio e cammino con le cuciture belle in mostra e chissenefrega, a ripensarci la Tatiana ha ragione a dire che è bello essere senza regnanti, senza ombrello, senza sigarette, senza meriti né Merit, senza un uomo che ti fa obiezioni. Che ti rinfaccia la perdita di autostima. Donna senza. Dall’odore di calce soffritto e olio al muschio vanigliato. Continuo a camminare e mi frugo in testa alla ricerca di un pensiero positivo che faccia pendant con questo raggio di sole che si sta facendo strada e per tirarmi su di morale penso al ministero delle Finanze.

Penso che se anche quest’anno sarà clemente mi prendo due mesi buoni buoni, mi faccio una bella estate sabbatica, mi chiudo in casa e rimetto a posto tutti gli appunti, gli do una degna sepoltura a tutti quanti, porto a termine le mie vendette. Concludo tutte le storie iniziate. Una bella raccolta, ne ho almeno una dozzina. Il titolo l’ho trovato, e con un bel titolo sei già a metà dell’opera. L’attacco ce l’ho già, una buona storia te la giochi tutta nell’attacco. Il resto lo concludo laggiù in mezzo al Mediterraneo. Avrei dovuto andarci da sola, senza possibilità di distrazioni, chiudermi lì in una stanza affacciata sul mare, ma non me la sono sentita, metti che mi piglia male, metti che mi scanto, posso mica andare da Pino a spiegargli perché ho scelto l’isola dei molluschi, che mi serviva un posto degno dove andare a dire a Hulk che deve fare la cura, quella che diventi giallo limone, che perdi i capelli e caghi duro, su consiglio della Maria che lei non se la sentiva, così già che ci sono mi decido a seppellire certi resti, certi traumi, a risolvere l’enigma.Sai, perché io dopo i traumi che Hulk mi ha fatto vivere, mi prende male a volte e quando mi prende male mi sento sparire la faccia, stile Dorian Grey ma non lentamente, tutto di un colpo, mi sparisce la faccia tutto in una volta e mi sembra che di me resta solo il pensiero, credo dipenda da quella volta che Hulk ha inchiodato la Prinz e mi ha fatto scendere. Mica si può. Posso mica telefonare a Pino in piena notte (perché quando vuoi che mi sparisce la faccia, sempre in piena notte mi sparisce. Ovviamente. Quando mi deve sparire la faccia, quando sono sola, no? quando sono senza) e dirgli, a Pino, sudatazza e col fiatone, Scusa sai, ma io… Cosa penserebbe? E sua moglie? che alle due di notte gli dorme accanto tranquilla, cosa direbbe? Cu minchia è a st’ura? Così gli direbbe. Giustamente. Lui intrigato dalla mia voce mi darebbe una chance prima di mandarmi affanculo e di riagganciare, (che se voglio so essere affascinante anche senza faccia) e io allora proverei a spiegargli questa storia della faccia che certe volte mi sparisce e quando succede devo trovare a tutti i costi uno specchio per andare a vedere se ci sono ancora, se ancora esisto, ma metti che nella stanza che ho prenotato lo specchio non c’è, metti che dato che il residence è nuovo nuovo e lo specchio si sono dimenticati di metterlo, può succedere coi siciliani (specie a quelli sperduti in mezzo al Mediterraneo) che a certe cose superflue non ci badano, figurati se con quel bendidio che circonda il residence uno pensa a mettere una minchia di specchio, che nic e nac, quod hic in hac? Che ce lo potrebbe anche mettere lo specchio ma non è certo nella lista delle priorità, e dunque io non me la sento proprio di telefonargli a Pino e di chiedergli, Senti Pino, ma lo specchio nel bilocale ce l’hai messo? E lui magari spara qualche battuta, malgrado l’ora assurda, ci sta che mi spara che una bedda fimmina come me che se ne fa di uno specchio, perché così mi hanno sempre detto, fin da bambina, cioè fin da quella volta che Hulk ha inchiodato la Prinz in mezzo alla strada in piena notte, mi hanno sempre un po’ cazziato per questa storia dello specchio, che guarda che Narcisa, sempre a specchiarsi, ogni vetrina è sua, ogni superficie riflettente, mica lo sanno, non la sa nessuno questa storia dello specchio, l’ho raccontata solo alla Tatiana, e allora Pino: c’è o non c’è lo specchio, e se c’è quanto è grande? Perché a me mi serve che mi posso vedere intera mica a pezzi, o al limite fino alla pancia, altrimenti mi basterebbe quello del fondotinta, e se è così come devo fare? Pino, dimmelo tu come faccio. Potrei mica venire da te a darmi una guardatina…? Giuro che non do noia.

Così sono andata a chiedere al piccolo Hulk di accompagnarmi. La vittima che torna dal suo carnefice. Cose da pazzi. Minchia, proprio a lui. A lui che di questa storia della faccia che mi sparisce deve essere l’ultimo a sapere. Sono andata e gliel’ho chiesto di accompagnarmi. A lui: primo e vero regnante indiscusso della mia vita. Monarca ormai spodestato. E lui ha accettato, lasciandomi secca perché la risposta è stata un bel sì pieno pieno senza troppe ambiguità. Gliel’avevo buttata là così, tanto per provare. E nossignore, niente scatarramenti né tosse. D’altronde la tosse non ce l’ha più, gliel’ha tolta il dottor Banner la tosse, solo il fiatone gli è rimasto. E un vago sentore di paura.

(Tratto dall’Infinibile Hulk, di Sonia Pendola).

4 commenti
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      Sonia Pendola dice:

      Va bene anche with your mind, according to Andrea Bocconi, secondo il quale si può benissimo viaggiare e non partire. (A. Bocconi, Viaggiare e non partire, Edizioni Guanda).

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