Per viaggiare bisogna essere ignoranti  

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Amavo l’idea che in Europa non ci fosse nulla di definito. Mi affascina ancora quella sensazione di non sapere mai cosa potrebbe accadere. Nell’albergo di Oslo, in cui passai quattro giorni dopo il rientro da Hammerfest, ogni mattina la cameriera lasciava in camera un prodotto che si chiamava Bio Tex Blå, un “minipakke for ferie, hybel og weekend” stando alle istruzioni. Passai allegramente molte ore ad annusarlo, chiedendomi se servisse per il bucato o per i gargarismi oppure per pulire il water. Conclusi che serviva a fare il bucato – funzionava a meraviglia – ma per quanto mi riuscì di capire, per il resto della settimana, ovunque andassi a Oslo, sentivo persone che si passavano parola dicendo, hai notato quel tipo, emana odore per disinfettante per il water!
Quando annunciai ai miei amici che stavo per fare un viaggio in Europa per scriverci un libro, mi dissero, “Oh, devi conoscere molte lingue!”. Macché, rispondevo io con un certo orgoglio, solo l’inglese”, e quelli mi guardavano come se fossi matto.
Mentre il fascino di un viaggio all’estero sta proprio qui, per come la vedo io. Non riesco a pensare a nient’altro in grado di dare un piacere più grande di quel senso di infantile stupore che si prova in un paese dove ci si sente ignoranti quasi su tutto. All’improvviso si torna bambini. si è incapaci di leggere qualsiasi scritta, si possiede solo una nozione rudimentale del funzionamento delle cose, non si è nemmeno certi di poter attraversare una strada senza mettere in pericolo la propria vita. l’intera esistenza di una persona diventa un susseguirsi di interessanti quesiti. Provo un enorme piacere nel guardare i programmi televisivi, cercando di indovinare cosa diavolo stanno mandando in onda. La prima sera a Oslo, guardai un programma scientifico con due tipi accanto al bancone di un laboratorio, dissertavano su certi floridi animaletti simili a roditori che correvano da un capo all’altro del bancone, alcuni arrampicandosi addirittura sulla giacca del presentatore. “E dunque lei ha rapporti sessuali con tutte queste creature, non è così?”, diceva il presentatore. “Sicuro”, rispondeva l’intervistato. “Ovviamente, occorre un certo tatto con i ricci, quanto ai lemming possono imbizzarrirsi parecchio e tentare di precipitarsi nel vuoto se intuiscono che non li si ama più come in passato, ma nel complesso questi animali si rivelano partner molto affezionati, e il sesso è semplicemente fantastico.” “Be’, direi che è meraviglioso, nella prossima puntata vi sveleremo la ricetta degli allucinogeni fatti in casa utilizzando le comunissime medicine del vostro armadietto da bagno. E adesso, lasciamo che l’immagine si offuschi per qualche minuto, fino a che non ripartirà bruscamente con l’annunciatore di turno dall’aria un tantino perplessa, come se lo avessero beccato a scaccolarsi. Arrivederci alla prossima puntata.”

(Bill Bryson, Una città o l’altra,
Ugo Guanda Editore
Traduz. di S. Pendola)
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