Old Bill  

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L’inizio non era stato dei migliori. Mi ero svegliato tardi in albergo e saltando la colazione mi ero vestito in fretta e furia. Non ero riuscito a trovare un taxi e avevo dovuto trascinare quella stupida valigia strapiena per otto isolati sotto il nevischio fino alla stazione centrale delle corriere. Ci avevo messo un po’ a convincere gli impiegati della Kreditkassen Bank sulla Karl Johans Gate a cambiarmi abbastanza travellers’ cheque per poter pagare l’esorbitante somma di milleduecento corone del biglietto – non c’era semplicemente verso di persuaderli che il William McGuire Bryson sul mio passaporto e il Bill Bryson sui travellers’ cheque erano la stessa persona – e quando finalmente arrivai alla stazione, due minuti esatti prima della partenza della corriera, sudato e spompato per l’immane eterno sforzo che esige la mia vita, la signorina della biglietteria mi spiegò che non le risultava alcuna prenotazione a mio nome.

Bill Bryson : se dovessi dirlo con un superlativo relativo, my most hilarious job forse è stato proprio tradurre i suoi travel books. Che vi raccomando, dal primo all’ultimo, a cominciare dal favoloso “Neither Here Nor There”, né qua ne là, perché un luogo d’elezione, the perfect destination, lo sappiamo tutti che non esiste.
Tanto vale continuare a cercare.

È solo un sogno, mi dissi. In realtà sono ancora a casa a godermi il Natale. Mi verseresti un altro goccio di Porto, tesoro? Ma alla signorina dissi: Dev’esserci un errore, la prego, controlli ancora.
La ragazza esaminò la lista passeggeri. No, signor Bryson, il suo nome non c’è.
Ma io lo vedevo, anche se a testa in giù. Eccolo lì, il secondo partendo dal basso.
No, stabilì la ragazza, lì c’è scritto Bernt Bjornson. È un nome norvegese.
Non c’è scritto Bernt Bjornson, c’è scritto Bill Bryson. Guardi la curva della y, la doppia l. Signorina, la prego. Ma quella non si persuadeva. Se perdo questa corriera quando c’è la prossima?
Tra una settimana, alla stessa ora.
Oh, splendido.
Signorina, le dico che lì c’è scritto Bill Bryson.E io le dico di no.
Senta, signorina, vengo dall’Inghilterra. Ho con me alcune medicine che potrebbero salvare la vita di un bambino.>> Non la beveva. Mi faccia parlare con il titolare.
È a Stavanger.
Guardi, ho fatto la prenotazione per telefono. Se perdo questa corriera, scriverò una lettera a chi di dovere che comprometterà irreversibilmente gli sviluppi della sua carriera futura, fino alla fine di questo secolo. Evidentemente la cosa non l’allarmò. Quindi riflettei. Se questo Bernt Bjornson non si fa vivo, posso prendere il suo posto?
Sicuro.
Perché certe idee non mi vengono in mente prima, risparmiandomi tanta angoscia? Grazie, dissi, e trascinai fuori la valigia.

(Bill Bryson, Una città o l’altra, Ed. Guanda, traduz. di S.Pendola)

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