Neither Here Nor There – all’ufficio immigrazione*

 

TexTennCorreva il luglio 2006, Fidel Castro si era ammalato e l’Italia aveva appena vinto i Mondiali. Io da tempo continuavo a perdermi per gli ingarbugliatissimi sentieri narrativi di una storia che non riuscivo a finire. La storia di Hulk. Solo che il mio anziché incredibile era infinibile. Ce l’avevo quasi fatta. Giusto una ritoccatina al finale. Restava solo da correggerlo. A Carrara non mi riusciva. Non lo dicevo a nessuno. Sfuggivo i vigili e gli amici. Mi mancava a chi dirlo. Mi mancava l’aria. Mi mancava il mare. Tornare indietro non si poteva, vietato riscendere, il mare ce l’aveva con me, tutti ce l’avevano con me. Avevo tradito. E allora, dai, amore, vieni nel deserto. Vai, vai, (mia madre) che alla bimba ci penso io. Ma dove vai (mio padre) che l’America è qui? O scignora, ma è proprio scicura? Certo che ero sicura. Ho rimesso la mia storia in valigia e da brava principiante, avvalendomi di una moltitudine di futuri metafisici di ogni sorta, mi sono ripromessa un nuovo inizio, nel deserto. Perché il mio amore, American citizen al cento percento, ha promesso che al mio pane quotidiano da ora in poi ci penserà lui, signor agente. Io basta che glielo cucino. Le camice se le stira da solo, quando avrò dato una rassettatina alla casa, non mi resterà che mettere in cantiere un’altra storia, scrivere, scrivere, e scrivere, megabytes e megabytes di carte blanche, nottate ininterrotte di sano riposo, dato che a Carrara non mi riesce per via di un energumeno che mi abita di fronte, in Piazzetta. Laggiù, dove il solo rumore è quello del vento, sa le dormite e sa le chicchierate con gli indiani, in cerca di nuove storie e altri personaggi. E sa i viaggi… Prima di tutto alla scoperta del deserto, quindi in Messico, che è a poco meno di dieci ore di macchina, nel Chiapas, a dare sostegno a chi si vede sottrarre ogni giorno che passa la propria terra da sotto i piedi, e se poi gli affari andranno bene, anche una capatina a Cuba, e dunque no, non mi sembra il caso di parlare di vacation…

Ma’m…? Why are you here?
Alla domanda dell’officer newyorkese ho risposto con un’altra domanda.
Because I am a writer?

L’intonazione atlantica l’ho imparata sulla East Coast, dove va molto di moda. Se vuoi sganzare quando parli, prendi la rincorsa e sali, dai una risposta che però suona come una domanda. Insomma sali invece di scendere, come imporrebbe la fonologia classica, della quale gli yankee si infischiano altamente. E’ un ottimo sistema per stabilire un’immediata empatia con l’interlocutore. Tranne che con gli officer della TSA. Con loro non funziona.
And what do you write?
Si aggiunga a quanto detto in precedenza, che una volta che mi sento rivolgere la tanto richiesta domanda, non so mai cosa rispondere. Parlare di sé è sconveniente, come ti permetti? Sei mica Svevo? Avessi almeno pubblicato qualcosa. Di roba ne ho, ma la leggeva solo qualche vecchio studente, per paura che poi non gli insegnassi l’inglese. Che quello sì mi riusciva.
Ma quando impari a fare bene una cosa a quale pro insistere? Una volta ottenuta la promozione, che senso ha ricominciare il corso daccapo? Ogni settembre.
Risponde la segreteria telefonica di … dopo il secondo beep…
Il messaggio sempre lo stesso. Chiamavo per un corso di inglese. Per la figlia dell’ex marito della mia collega eccetera eccetera. Story of my life. Espressione che in inglese traduce i danni della routine. Quando la vita si ripete sempre uguale: story of my life. A Carrara usiamo il tango. Dopo 15 anni di richieste di aiuto, di facce tristi e rassegnate, di ritardi, cancellazioni, sconti, scuse per non aver fatto i compiti, incapacità di uscire fuori dal guscio sicuro, mi ero stufata di soccorrere. Che qualcuno soccorresse me, santo dio. Che mi desse una mano a ricominciare daccapo. A ridebuttare. Ne avrò pure diritto anch’io? A new life, a new story, e perchè no? a new job. Io volevo scrivere.

*Da(l mio) Lezioni di Far West

3 commenti
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    Giuseppe Pulina dice:

    E’ sempre un grandissimo piacere leggere Sonia! Scrittura effervescente come la vita che si propone di afferrare.

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    Apuan cowboy dice:

    Di Tiziano Terzani io ho letto La mia fine è il mio inizio.. Un libro bellissimo e lui Tiziano un uomo fortunatissimo che ha potuto e voluto fare la cosa più bella del mondo..cioè quella di girarlo tutto dalle città più conosciute ai sui anfratti più nascosti…beato lui, beato l’uomo libero padrone di se stesso quindi padrone del mondo .. Anyway auguro anche a te che negli occhi hai la libertà contratta come quando nei nostri sogni vogliamo correre ma una forza misteriosa ci trattiene ci impedisce di prendere velocità…ti auguro di volare scaricando come un aereo il carburante in volo che lo appesantisce…e chi se ne frega se sotto somebody non è contento… Liberati dalle domande dalle ansie fly e siiii felice!

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