Xioç

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Chi-os, una “n” in più e il gioco è anagrammaticamente fatto; il viaggio deciso – partenza da Roma Fiumicino ore 7:05 della mattina verso l’isola che mi spingerà a capire chi –so –no. Chi-os, chi è Sonia, chi sono io?
Mi piace quest’isola di cui non si parla poi tanto, abbiamo il verbo essere che ci unisce.

 

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Il dolore comincia quando scordiamo
la ferita. Il foro d’uscita del proiettile
non esiste. Quello d’entrata è
guarito e si è chiuso.

Il dolore è rinchiuso dentro.
Non puoi localizzarlo
in organi, tessuti e cellule.

Nulla lo testimonia.
Diffuso e inafferrabile,
assomiglia alla gioia. Il dolore,
amore mio, diviene, quando è
grande, gioia che travolge.
Solo chi ha molto amato,
può nuovamente amare.

da “Isola di Chios” (2002-2009)

Sotirios Pastakas

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I have decided to spend a night maybe two in Turkey, because Turkey is, and will always be, for me the closest thing to happiness and to paradise, when I close my eyes I can still see the family celebrating their boy’s circoncision-day on a hill over Istanbul, the shot I took of them, perfectly crystallized on the photo, forever stuck on my retina. So shiny and cheerful, so colorful and proud, and the loud hum of the Black Sea, its water into which I thought I had dumped my fears forever. I read today deeper than 200 mts there is no life because of the total lack of currents, so who knows, maybe this made a paradoxical reaction and the fears sailed back after me, and now they have found me again?

This time I will seek help from the Aegean Sea.

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