La morte secondo Paul Auster

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17/07/2013. Paul Auster dice che dopo che un uomo è morto di lui non resta che  un corpo secco e freddo, io aggiungerei anche un colore innocuo. Innocuo come un pronome. Ti spogliano della cosa più preziosa che hai. L’ultima volta che usano il tuo nome è agli angoli delle strade, toh guarda chi è morto… o anche in altre a seconda del morso di gloria che ti sei addentato in vita, a seconda di quanto hai contato. Un paio di necrologi sul giornale, quindi una bella giaculatoria in chiesa. Alla moda anglosassone. Ma Padre Carlo ha detto che ora funziona così anche da noi. Dev’essere la globalizzazione ecclesiastica. Questionari a scelta multipla: E sentiamo… lei, che ha alzato la mano, il nostro caro defunto in vita era:

a) Un padre esemplare.

b) Un lavoratore infaticabile.

c) Un timorato di dio.

d) Altro.

Quando non eri verde non parlavi mai, tossivi, risucchiavi, poi rifacevi il pieno e rinverdivi e allora ti ricordavi di me. Per chiamarmi mi fischiavi, facevi un verso strano, le tue labbra sottili vibravano, io vibravo , e a quel sibilo dovevo correre, non c’erano cazzi anche alle due del mattino, con la pancia stropicciata. Volevi controllarmi le unghie, ti serviva un interlocutore e cominciavi a raccontarmi del panchettino, della villa dell’avvocato, della tua infanzia schifa, della vespa e della maledizione del tristo Felicino, delle casse da morto truccate, del sindaco e del paese di merda e di tutta la Sicilia che sprofondasse con tutti i siciliani, te la prendevi coi parenti al paese che erano sempre malati, li chiamavi Talebani lavativi, perché ti facevano gli attentati terroristici come la Maria che metteva in pericolo la tua salute, trovano sempre le scuse per non lavorare, sempre a beccare i soldi a scrocco dallo stato, come le foche e i delfini, sempre a beccarsi sovvenzioni, mentre un vero mestierante c’ha sempre l’asma e l’IVA di merda da pagare, e quei morti di fame sempre e a succhiare pensioni aggratis, a lamentarsi che non piove, magari piovesse merda per un anno così quell’isola fetusa affonda con tutti i siciliani, incluso questo coniglio di merda che è troppo salato e anche quella minchia di pesce Cola e ora vai a toglierti quei quattro stracci e falla finita te e quella vecchia rincoglionita che racconta minchiate e quell’altra lavativa che invece di lavorare spende i miei soldi a vanvera!

(Un assaggio dell’ infinibile Hulk, di S. Pendola)

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