Good-bye America – Gli USA contro la fettina.

,

“Fra dieci anni avrò tanto di quel bestiame come non se n’è mai visto, avrò tanta di quella carne da nutrire tutto il paese; da nutrire la gente che ha fame e farla venire su sana e forte. Ma ci vuole lavoro. E tempo. Un sacco di tempo…”

  (John Wayne, alias Tom Dunson, Red River)

Vorrei precisare una cosa. Quando dico “l’americano” io penso al “mio” americano, così come son certa Pirandello pensava al suo siciliano e Joyce ai suoi dublinesi. Quelli che conoscevano, che vedevano al porto, in piazza, litigarsi al pub. Che gli abitavano di fronte. Che gli abitavano dentro. In altre parole io parlo per esperienza personale, non per sentito dire, né per aver visto in TV, su Max, su Repubblica, dove leggo e vedo sempre più un’America stereotipata e patinata, vezzeggiativa direbbe una mia conoscenza.
È vero, dire cinese o americano equivale a stereotipizzare, e alla base di tutto c’è pur sempre l’essere umano. Ma non è colpa mia se gli esseri speciali sono in via di estinzione, proprio come lo è la carne bovina allevata ormai a mangime e ormoni, e il processo di sostituzione malefica che Jack Finney era riuscito a descrivere nell’Invasione degli Ultracorpi, continua inesorabile. Gli Alieni invisibili, silenziosi, sono scesi sulla terra (presumibilmente fra l’Arizona e lo Utah), e camuffati a seconda del luogo o del ranch da cowboy o da Messia, sono riusciti a piazzare baccelloni ovunque e a sostituire le persone vere con i loro cloni. All’epoca di Finney il termine non era ancora in auge, la protagonista femminile si limiterà a dire che c’è un che di sinistro nei loro occhi, come se fossero senza vita, come se guardandoti ti passassero oltre.
Quando Christopher Isherwood parlava di sguardo bovino di certo non alludeva alle mandrie di John Wayne, che più o meno negli stessi anni in cui lo scrittore inglese diventava cittadino americano, faceva i bagagli, chiodava le imposte, sellava i cavalli e gridava a uno splendente Montgomery Clift: Portali in Missouri, Matt!

Espatriare non serve, caro John, e in America non si muore più di fame da quel dì. Si muore di cibo.

Ma fammi il piacere…

No, no, è così. Morire di fame è impossibile, ti ricordi il tizio seduto nell’angolo al TGIF dell’aeroporto di Atlanta? Ricordi cos’aveva nei contenitori di cartone sulle ginocchia? Remember cosa si stava calando? Eh… Son finiti i tuoi tempi. Oggi più sei ricco meno mangi e più campi. Se sei povero, ti sgonfioni e crepi prima. Fa parte del mito all’incontrario che ti sei lasciato alle spalle. Io, non te ne avere a male, la carne in America la scansavo. E cercavo invano di accampare motivi a sufficienza per non farla mangiare neanche a my husband, che ci tenevo alla sua salute. Purtroppo a lui come a te la carne piaceva, gli piaceva a lot. E continuava a supplicarmi che gli cucinassi il pollo all’arancia. Ma io, dopo aver scoperto che la dieta vegetariana era per i polli che compri, non per quelli che li comprano, ogni volta che mi avvicinavo e ne prendevo uno in mano, mi mettevo paura.

E perché mai, benedetta figliola?

A parte che ti serviva un leasing, da Whole Foods i polli 100% naturali sono allevati nel pieno rispetto delle norme stabilite dalle agenzie del governo, seguendo una dieta bilanciata assolutamente priva di antibiotici e ormoni della crescita, e sempre coi “piedi per terra”: in luoghi spaziosi, con il permesso di fare l’autostop e vagare da uno stato all’altro impiegando mezzi di trasporto ecologicamente sostenibili nel totale rispetto dell’ambiente per far sentire il consumatore felice di consumare. Suggerimenti per la cottura: ottimo al forno, ideale alla diavola o sul grill. (Caution: Non dimenticate di indossare guanti di lattice e di disinfettare ogni superficie che è entrata a diretto contato con l’animale. Extra caution: Non somministrare a bambini di età inferiore ai dodici anni.)
Capisci cosa intendo?

Azz…

La sicurezza alimentare sta da anni al centro delle preoccupazioni dei consumatori – e di conseguenza anche di alcune aziende e governi. I rimedi e le precauzioni che spesso vengono avanzati sono però quantomeno dubbi. Negli Stati Uniti le paure di «tossinfezioni alimentari» sono cementate da numeri considerevoli: ogni anno, 76 milioni di Americani si ammalano a causa di quello che mangiano. Di questi, 325 mila devono ricorrere a cure ospedaliere, mentre 5200 muoiono. Sotto accusa sono in particolare la carne e una serie di infezioni che vanno dalla e.coli alla listeria, ma anche alla salmonella e al toxoplasma. Recentemente, uno di questi incidenti ha costretto al ritiro dal mercato di 8600 tonnellate di carne macinata contaminata da parte della ConAgra del Colorado…

Ma non mi dire.

Dico, dico… E non mi invento niente. È scritto qui. Lo dice il Manifesto. “Naturalmente i prodotti vengono ritirati solo dopo che qualcuno si è ammalato. Per ovviare a tanta cattiva pubblicità le grandi imprese della carne statunitense stanno pensando di promuovere ed estendere l’irradiazione, una tecnologia già usata in alcune carni e spezie che dovrebbe eliminare il rischio di simili infezioni. E della stessa opinione sembra essere l’agenzia federale per la sicurezza sul cibo, la Food and Drug Administration, che vuole aumentare il numero di alimenti sottoposti a
irradiazione.”

E che roba è?

Mo’ te lo spiego. Per le corporations agroalimentari, l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Associazione dei medici americani, l’irradiazione è una tecnologia sicura ed efficace. In pratica si tratta di passare ai Raggi X, oppure ai raggi gamma o ai raggi beta, la tua fettina di carne. Questi raggi ad alta energia derivanti da sorgenti radioattive danneggiano il Dna dell’alimento, provocando rotture o modificazioni che impediscono la riproduzione dei microrganismi. Certo, il procedimento non ti salvaguarda da virus e prioni e per di più la tua bella fettina assumerà un odore e un gusto poco appetitosi. Ma ne va della sicurezza. For your safety. E se alla fettina le fanno questo po’po’ di trattamento, figurati cosa ti combinano a Guantanamo …

E dove diavolo è?

Lascia perdere… Ti basti solo sapere che un odierno mattatoio “processa”, ergo ammazza, circa 90 polli al minuto e 300 mucche all’ora. (Altri muoiono di insolazione ai semafori). Ciò significa una velocità che mette spesso in pericolo i lavoratori facilitando l’ “accidentale” contaminazione delle carni con l’intestino e i suoi resti e dunque la diffusione di infezioni. Per gli attivisti di Food and Water, ad esempio, l’esplosione di epidemie di e.coli negli ultimi 15 anni è legata alla crescita mastodontica delle imprese della carne, che hanno assunto sempre più i connotati del monopolio. A controllare quasi tutta la produzione nel paese sono infatti solo tre grosse compagnie: la Tyson per il pollame, la Ibp per i bovini e la Smithfield per i suini.

F …!

Mi segui adesso? E gli organismi preposti alla salvaguardia della salute pubblica, come la stessa FDA, invece di mettere il dito sulla piaga denunciando gli effetti devastanti che un simile sistema ha sulla sicurezza alimentare, sul rispetto degli animali e dell’ambiente e sui diritti dei lavoratori, hanno pensato bene di promuovere l’irradiazione come panacea di tutti i mali. Ignorando tra l’altro anche gli effetti negativi di questa tecnologia sugli alimenti, quali la perdita di vitamine. Per non parlare dei rischi sui consumatori a lungo termine.

E poi stanno a fare tutte quelle storie per un tocchetto di bottarga in valigia…

Appunto. Te la menano con quello che ti porti dietro dall’Europa come se fosse in continuo pericolo di contaminazione. Senti da che pulpito.

Come si chiama quel giornale?

Il Manifesto. Ma mi raccomando tientelo per te, ché se si viene a sapere che leggevo certa roba, una bella polpetta irradiata non me la leva nessuno.

Sigh…

Diglielo a Matt, prova a convincerlo…

Dove hai detto che …?

Carrara.

… non è dove fanno la Porsche?

2 commenti
  1. Avatar
    Veronica dice:

    Hi guess I’m not the only one che parla e scrive multilingue 😉 ho letto un po’ il tuo blog and im loving it ! Inspiring

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *